giovedì 16 novembre 2017

Le prime considerazioni (scolastiche) post trasferimento

Un mese, sono passati 31 giorni da quella prima volta che faceva tanto strano.

Questi saremmo noi, versione palloncini di Halloween.
Un tempo ridicolo eppure sufficiente per sentirci a casa nostra, nel posto giusto nel momento giusto.
Dopo soli 18 giorni di scuola ci sentiamo come se in queste scuole ci fossimo sempre andati, sì, andaTI.

Abbiamo scelto una scuola materna in cui l'accoglienza è il concetto base dell'agire educativo, va da sé che problemi d'inserimento non ci sono stati e dopo la prima mattinata mi sono sentita dire "Mamma posso tornare dopo pranzo a scuola?"
In questi 18 giorni - 15 precisamente dato che in questa settimana Aulo nostro non andrà a causa di piccoli problemi di salute da risolvere - ha legato in special modo con un paio di bambini senza dimenticare i suoi amici della vecchia scuola, si è fatto apprezzare dalla maestra, ha partecipato a un compleanno e ha imparato la parte per la recita di Natale e le canzoni che dovrà cantare con la sua classe.

Memma nostra, era il mio pensiero più profondo, e invece ella con la sua bellezza ha varcato apparentemente senza timore la porta della scuola primaria, pronta a non essere accolta e tornata vittoriosa esclamando: "Mamma i bambini sono stati accoglienti, solo due non mi vogliono".
Giorno dopo giorno ha fatto amicizia con compagni e compagne, ogni giorno ha un aneddoto da raccontare col sorriso, un saluto da elargire all'uscita da scuola e una mole di compiti a cui non era assolutamente abituata ma che fronteggia con grinta e qualche sbuffo.

Io, ohhh, veniamo alla mamma.
Per me una svolta!
Sorrisi sinceri, inviti a conoscerci, una rete di supporto: ho trovato quel che mi mancava.

E il BimboSole, il piccolo di casa?
Ancora cerca Attia (come la chiama lui), una bambina che frequentava il vecchio nido e, un po' perché vedevo aveva bisogno di stare con i suoi coetanei accusando le assenze dei fratelli per la scuola, un po' perché tra le 11.45 e le 13.30 esco da casa quelle 4-5 volte mentre lui dovrebbe mangiare e dormire, un po' perché il lavoro da casa (da non di casa, cioè i mestieri io con i figli riesco a farli comunque, non li sbologno a scuola per lavare i pavimenti e arieggiare le stanze, prima che mi si critichi per questo) con la piccola peste intorno diventa un'impresa titanica, frequenta un nido a ore.
Troppo comodo. Troppo per noi.
Una soluzione che risponde perfettamente ai nostri bisogni e dove ho trovato competenza e un bell'ambiente veramente, così non devo rimpiangere le vecchie tate, che erano a dir poco, strepitose.

Accoglienza e riconoscenza sono quindi state le parole di questo cambiamento.
Speriamo la strada sia in discesa, visto che il peggio dovrebbe esser passato... il nuovo, l'ignoto, le paure, ormai possiamo metterle in tasca e fronteggiare a testa alta quello che ci riserva il domani.