venerdì 15 dicembre 2017

Casa e senso di appartenenza

Avevo 11 anni quando impacchettare tutta la mia vita mi ha reso chi sono oggi.
Ne sono passati 22 di anni da quel doloroso e faticoso addio. Doloroso e faticoso solo per me, mamma e papà erano entusiasti e sollevati dal cambiare casa.


Il mio senso di appartenenza deve essere rimasto tra quelle mura, dove ad oggi vive una signora tutta sola, che sotto sotto odio, perché calpesta quelle mattonelle, apre quelle finestre, che io sento tanto mie e che vivo come una ingiusta perdita.
Non mi sono più sentita a casa mia, nemmeno quando mamma e papà hanno comprato una casa per noi, bèh per loro, io di lì a poco sarei uscita da quella casa per non farci mai più ritorno fisso, solo qualche comparsata. Avevo 19 anni e la voglia di ritrovare il mio posto nel mondo.

8 anni, per 8 anni mi sono sentita nel posto giusto, tra quegli scivolosi sampietrini e la vista da mozzare il fiato come alzavo gli occhi, ma li alzavo troppo poco, sempre di corsa, convinta che avrei avuto per sempre il tempo di guardare cotanta bellezza. Mi sbagliavo.

Poi la caduta, ho volato troppo alto, ho osato e forse non avevo ancora la giusta forza per poterlo fare e ad accogliermi c'era quel nido che nido non ho mai sentito ma che da nido ha funto: casa di mamma.
Tornavo con un marito e una figlia in fasce. Tornavo ma non per restare.
Poi il destino ha preso diramazioni che non potevo lontanamente immaginare, un baratro di dolore, di nuove consapevolezze, laceranti ma con le quali ho dovuto imparare a convivere; si sono sgretolati gli scenari che avevo immaginato e ci siamo trovati faccia a faccia con le nostre debolezze di esseri umani, con la solitudine emotiva.

Abbiamo raccolto i cocci, voltato pagine, più e più volte, dato seconde possibilità e ripreso mazzate.
Traslochi su traslochi alla ricerca del nostro nido, quello dove allevare i nostri piccoli, che nel frattempo stavano per diventare tre, e con un pancione enorme ho affrontato l'ennesimo cambio casa, col cuore un po' più leggero, la casa l'avevamo comprata, era per restare.
Poi una notte quel sogno si è incrinato, ancora non lo sapevo sarebbe andato in frantumi. Era il 24 agosto 2016.
Due mesi dopo il terremoto si è portato via il mio tentativo di fermarmi, io che cercavo il mio posto nel mondo forse lo avevo trovato, ma non ne ho avuto la certezza perché, come 21 anni prima, ho dovuto impacchettare il mio presente, senza volerlo.

Stiamo di nuovo raccogliendo i cocci, solo 10 mesi in casa mia erano bastati a ridarmi il senso di appartenenza perso quando ero solo una bambina; potessi porterei casa mia qua dove stiamo ora, sarebbe tutto perfetto, ma purtroppo non si può.
Penso con nostalgia a quella casetta, che quando chiudevo la porta e finalmente lasciavo il mondo fuori, mi faceva sentire bene, quella casetta che ho preparato con tanta cura per l'arrivo del mio terzogenito e che mi ha visto adagiarmi, accoccolarmi, convinta nulla sarebbe cambiato.
Era piccola ma perfetta per noi. Era calda e accogliente coi suoi spazi sempre troppo piccoli.
Era.

(Questo pezzo nasce dalla partecipazione all'attuale tema degli esercizi di scrittura di Aedi Digitali #aedidigitali #migrare)