martedì 16 gennaio 2018

Penso a Firenze

Penso a Firenze e ho i ricordi degli anni più belli della mia vita precedente, quella vita fatta della preoccupazione di non restare senza sigarette, di non beccarmi una vociata a lavoro e di fare goal alla partita di calcetto tra i camerieri dei due ristoranti del nostro Boss, quella della preparazione degli esami e delle serate in casa a giocare a Uno e bere vodka scadente, quella che per mano mi ha accompagnato verso la me di oggi.


Penso a Firenze e penso a mia figlia.
Firenze e Mina. Mina e Firenze.
Penso a Firenze e penso immancabilmente al mio diventare madre, a quando per la prima volta feci un'ecografia e vidi un pescetto dimenarsi in uno schermo nero, e a quel reparto maternità, in un ospedale che sembra una città: Careggi.
Ripenso a quanto ci tenevo a farla nascere fiorentina la mi' figliola, che poi sarebbe servito a tenermi lì? No, ma allora era come se potesse farlo.

Per me Mina e Firenze sono indissolubili. Ogni ricordo legato all'attesa di mia figlia mi riporta in quei luoghi, e a quelle sensazioni: ricordo chiaramente come il grigio - colore predominante in alcuni vicoli fiorentini - diventava luminoso se stavo andando a fare la visita dal ginecologo, dove avrei sentito il suo battito ancora una volta; e il viale alberato che porta al Piazzale Michelangelo non mi era mai apparso tanto bello come quando cercavo l'ingresso al Palagi per fare le ecografie.
Sognavo come sarebbe stato essere madre, osservata nei movimenti resi goffi dal pancione e nelle risatine tra me, dai palazzi della culla del Rinascimento.

Mina adora farsi raccontare del prima di lei, di mamma e papà al Parco d'Azeglio coi cani, degli appartamenti in cui abbiamo vissuto, dei lavori che abbiamo fatto.
Sicuramente sente l'amore che nutro per quella città e forse anche di riflesso, l'ama anche lei: ogni anno chiede di andarci, la sente un po' sua quella città, solo per esserci nata.

Il 23 dicembre 2017 ci siamo regalati una giornata per noi, una giornata in cui Mina ha voluto vedere dal vivo i portoni di cui mamma e papà  un tempo avevano le chiavi, ha voluto fare il giro sulla giostra in Piazza della Repubblica (d'obbligo ogni volta che andiamo) e si è lanciata nelle corse che solo i bambini sanno fare, quelle pazze e piene di risate, in Santa Croce (peccato i soldati col mitra che a me mettevano una grande ansia).
Speriamo di tornare con la bella stagione, quando anche i parchi diventano uno spettacolo e potremo organizzare una rimpatriata con le amiche di pancia, proprio come facemmo quando Mina aveva solo 3 mesi.