venerdì 12 gennaio 2018

Wonder: la diversità sta negli occhi di chi guarda

Durante le vacanze di Natale, ne ho approfittato per qualche incursione al cinema, e insieme a mia figlia di 7 anni sono stata a vedere Wonder.


Il papà era titubante, "Lo sai è molto sensibile, dicono si parli di bullismo", ho scelto di portarla con me, e la mia emotività ha vibrato forte, mentre lei... è stato un momento di conoscenza madre-figlia senza eguali.
Wonder esce nelle sale cinematografiche sul finire del 2017 (precisamente il 21 dicembre in Italia), tratto dall'omonimo romanzo di R.J. Palacio del 2012.

La regia è di Stephen Chbosky ed è distribuito dalla 01 Distribution.
August, detto Auggie, è un bambino di 10 anni che per la prima volta affronta l'ingresso a scuola insieme ad altri bambini; lui teme la reazione dei compagni di fronte al suo viso, viso che non gli ha mai concesso una vita normale.
August infatti è nato con una malformazione cranio-facciale ed si è sottoposto a numerosi interventi al volto.
Un anno scolastico difficile, fatto di prese in giro, di voglia di esserci e di sparire, di delusioni e di scoperte.

Stupendi Julia Roberts e Owen Wilson, nel ruolo dei genitori di Auggie.
113 minuti che hanno tenute incollate me e mia figlia al grande schermo e alle vicende di questo bambino, un piccolo guerriero.

Si sottovaluta la capacità di alcuni bambini di ferire gli altri, per puro divertimento.
Ma siamo noi genitori a insegnare ai bambini che deridere e far sentire inadeguato qualcun altro è divertente? Non lo so. Credo di sì ma spero di no.
Di certo siamo noi a insegnare loro la diversità, quando rispondiamo alla loro curiosità; i vostri figli non hanno mai visto un nanetto, un bambino con sindrome di down (che sento chiamare handicappato o mongolo), una persona di colore (comunemente detto nero o ancor più gentilmente, negro, anche se magari non è manco la definizione giusta del suo colore di pelle), uno zoppo (il più noto storpio)?
I miei bambini sì e mi hanno chiesto "Mamma che ha quello/a?" ho sempre cercato solo di spiegare cos'ha, se poi sono riuscita a trasmettergli che non sono diversi non lo so.

La diversità sta negli occhi di chi guarda, nel nostro bisogno di adulti di categorizzare, etichettare e nella nostra paura; mia figlia non ha visto altro che un bambino nel personaggio di Auggie, un bambino, non un diverso, un bambino che ha definito "proprio simpatico".
Il concetto di bullismo le è estraneo ma ha ritrovato grandi analogie con la realtà, lei che fu vittima di bullismo, lei conosce quella lacerazione, io la conosco.

Non si è bulli solo da bambini, ma anche da adulti, con ancora più padronanza della tecnica: non si usano più insulti ma mobbing, una tecnica di piccoli atti di emarginazione sociale costante, martellante. Capita tra colleghi, tra compagni, nel gruppo dei pari. Non si è esenti nemmeno in famiglia.

La diversità è la più grande libertà dell'individuo, non dobbiamo farne una prigione per alcuni; siamo tutti liberi di essere chi siamo, come siamo, e nessuno dovrebbe arrogarsi il diritto di farci sentire inferiori, sbagliati, se la nostra libertà non lede e non limita l'altro.