giovedì 1 febbraio 2018

Volevo essere come te

Auguri, ovunque tu sia!
Tanto lo so che sei molto più vicina di quanto io pensi, solo perché non smetto mai di ricordarmi di te.


L'adulto che diventiamo nasce nel bambino che siamo stati, da ciò che abbiamo ricevuto e da quello che ci è mancato, dagli esempi da cui abbiamo poi preso le distanze e al contrario da quelli a cui abbiamo cercato di somigliare, dalle esperienze che abbiamo volutamente o forzatamente fatto.
Sono madre da 7 anni, e da 7 anni mi metto in discussione ogni giorno: in molti, moltissimi aspetti vorrei essere assolutamente diversa e no, non sono la mamma che pensavo sarei stata.
Sono cresciuta con un padre assente per lavoro e una mamma anch'essa lavoratrice, nella sua bottega.
Ma con me c'era mia nonna, una donna dalle rare doti, capace di calarsi nel ruolo che la relazione richiedeva senza mai essere fuori posto: una mamma devota, che ha fatto la qualunque fino al suo ultimo giorno per alleggerire la vita della figlia, una suocera unica, unica proprio, io non ne ho mai più incontrate e anche mio papà lo dice "Altre come lei non ce ne sono", e una nonna meravigliosa.

Quando si trattò di andare all'università decisi che avrei vissuto con lei e fatto andirivieni col treno, mi fu strappata dopo solo un anno, l'anno più importante e umanamente formativo della mia vita.
Vorrei avere la sua calma e dedizione totale verso la sua famiglia, mai sentita lamentarsi delle mille richieste di noi 3, troppo egoisti per capire che non tutto quel che faceva per noi era dovuto e che le costava fatica, mentale e fisica; mai si è rivolta in modo sgarbato, non ne era capace, e quando mi urlava (sì vabbè) le veniva la tosse e mi diceva "Lo vedi un ti posso nemmen vociare" e sorrideva.
Ogni suo gesto era ricoperto dell'amore che metteva nel farlo, per noi, per me che ero la su cecia.
Ecco io non sono così, a volte mi pesa la dedizione, nonostante non c'è altro che voglia fare, che richiede la famiglia, vorrei del tempo per me, presa dal nervosismo rispondo con toni e termini assolutamente sfacciati, e urlo, uh se urlo, dalla mattina alla sera.
Poi l'amore ce lo metto tutto.

E lavoro da casa, solo in e da casa, e ogni giorno studio cos'altro potrei fare per contribuire anche economicamente al benessere familiare e mi scopro, una persona che non avrei mai pensato sarei stata. E mi piace.
Sono nata per fare la mamma ma qualcuno - la nonna - mi ha insegnato che mettere su famiglia non è la soddisfazione di un bisogno primordiale, e per me, stare al timone di una famiglia già numerosa ma che nei miei sogni era molto di più (ignara della dose di pazienza che richiede essere madre e moglie e casalinga e lavoratrice quando non esiste più la famiglia matriarcale fatta di sostegni al femminile, dose che sto esaurendo quindi la squadra di calcio che sognavo non la realizzerò per non perdere il senno) è fondamentale.
Ogni tanto mi fermo a pensare se nonna sarebbe orgogliosa della donna che divento, della mamma che sono, se sono troppo severa, troppo impaziente, troppo distratta, troppo egoista; e vorrei tanto sentire la sua voce per lasciarmi ancora guidare, come quando ero bambina dai suoi insegnamenti.