giovedì 5 aprile 2018

Perché ho scelto di essere una mamma blogger

"Se ha tempo per scrivere è perché non ha niente da fare tutto il giorno".

Piacere sono una mamma-blogger
Dovrei difendermi da una critica? Credo di no. Ma una riflessione è nata.

Il mio primissimo blog si chiamava Persempremamma, era un vero e proprio diario della mia vita da mamma, risale al 2011, anno in cui mi sono lanciata in questo mondo sconosciuto.
Quel blog fece una brutta fine, finì in mani altrui e alla fine lo feci rimuovere per disperazione.
Mammanontiarrabbiare nacque come rivalsa ma è finito sotto le macerie del terremoto, addio tutto il lavoro di 2 anni.

Io sono una mamma-blogger, e no, non posso dissociarmi dalla mia natura di mamma e di blogger; io sono narrazione, che mi avvalga di immagini o di testi; io sono passione, e davanti alle passioni non puoi che inchinarti e seguirle, ti porteranno alla felicità.
Ma io per lavoro faccio la blogger? No! Scrivere è passione, è linfa, ma sì a volte mi pagano per farlo (ve l'ho detto che se le passioni le segui non può che essere un bene!) e il numero di volte cresce se io 'lavoro' bene, più collaborazioni ho, più mi pagano, è matematica non opinione. Sono una freelance worker, e in questo il mio blog ha un suo perché.

Ma quindi per lavoro devo raccontare i fatti miei (consapevole che alcuni li leggono solo per sparlarmi dietro o per saperli per mera curiosità, citando una domanda che mi è stata posta)? No!
Potevo scegliere di seguire la Ferragni ma non volevo oscurarla, o di diventare food-blogger ma ho pensato che la Maci poi si sarebbe trovata disoccupata a causa mia.
Ma no, io non sono né fashion né food, io sono mommy e torniamo lì, non puoi essere altro da ciò che sei e io prima di tutto sono mamma.

Non è una questione di 'non avere niente da nascondere' perché se da nascondere non ho proprio nulla qualcosa da tutelare ce l'avrei anche io: la mia privacy; ma è il concetto di privacy che è personalissimo.
Io faccio storytelling, per informare, per creare emozioni, e se sembra facile, no non lo è.
Scrivere è una cosa, scrivere per emozionare ed emozionarsi è altro, come altro diventa l'arte della narrazione quando è usata come strategia comunicativa, e sì lo faccio per lavoro, sì c'è un guadagno.

Il tempo per scrivere lo trovo tra le mille mansioni di una mamma di 3, con una casa e una vita da mandare avanti, tra appuntamenti e imprevisti, mentre mi dichiaro casalinga e mamma per scelta, non per fortuna (sono due concetti diversi da non confondere).
Grazie al nuovissimo strumento che è lo smartphone riesco ad essere online mentre faccio le cose più disparate, e no, non ho molto tempo di leggere i cavoli altrui e criticarli; ho e trovo il tempo per scrivere, online e offline, per fare formazione, per farmi pagare, per progettare.

Scrivo, postblog, post sui vari social; scrivo e mi espongo, scrivo e mi libero, provate a farlo anche voi, non a scrivere, ma a liberarvi, dai pregiudizi, dalla voglia che le cose siano come le volete vedere, dalla voglia di piacere a costo di non essere mai pienamente voi.