sabato 26 maggio 2018

A modo tuo

Ancora in preda alle emozioni mi accingo a stendere questo post che ha come colonna sonora A modo tuo, nella versione di Elisa.


Attimi di giubilo di fronte ai nostri 5enni e rari 6enni su un palcoscenico per la recita di fine asilo (scuola dell'infanzia si chiama oggi); sono stati tutti bravissimi e bellissimi.
Un'emozione unica per me che anche se trismamma mi sono trovata a presenziare la prima vera recita di uno dei miei figli (il piccoletto ci ha deliziato a Natale, nei suoi 2 anni non poteva per ovvi motivi avere battute da recitare), una recita come si preparava fino a qualche anno fa, quando le maestre non erano impegnate nel nuovo montessori-mood a dare il peggio meglio di sé con attività alternative(?)
Devo tuttavia dire che le maestre della mia primogenita del secondo e terzo anno di asilo preparavano deliziosi concerti e non erano montessori-mood-rapite come epoca vuole.
Ma torniamo a noi e ieri sera il meglio doveva venire: dopo le dolci risate sono arrivate le lacrime, le parole, di quelle che toccano dentro, la consegna del diploma che apre violentemente gli occhi ai finti-tonti genitori (presente!) sull'imminente futuro dei propri bambini, futuro che li vede fare un altro gradino nella scala della vita, quella che li porta ogni giorno un po' via da noi.

Ho visto mio figlio, un figlio nuovo; quello che credevo timido e impacciato  l'ho trovato disinvolto e sicuro di sapere il fatto suo, quello che "ma forse ha bisogno di un logopedista" e invece ha snocciolato la sua parte senza s mosce e smangiucchiamenti di parole.

E quelle parole... già... troppe volte ci perdiamo nella presunzione di conoscere i nostri figli, ma in realtà noi li conosciamo a metà, quell'animale sociale senza la mater a fargli le scarpe è qualcosa a noi oscuro, qualcosa che ha il suo momento per essere scoperto e in quel momento sboccia la nuova consapevolezza: loro non sono come li crediamo, sono molto più splendenti e unici.
E l'errore di pretenderli come li vorremmo, che siamo genitori, nonni, zii o fratelli, è quello l'errore che ci tappa gli occhi nel vedere quell'unicità.

Insegniamo ai nostri figli a vivere nel rispetto del diverso e spesso siamo i primi a soffocare quel 'diverso', quel diverso dalle nostre aspettative; ma cos'è un'aspettativa di fronte alla realtà del dono di un figlio?

E ancora una volta il mio bambino è stato mio maestro, ancora una volta mi trovo a dovergli scuse, ancora una volta sono qui a riconoscere quanto sia più di un bambino.