venerdì 15 giugno 2018

La fine della scuola dell'infazia

E anche il mio Ragazzone è arrivato alla fine della scuola dell'infanzia, ancora qualche giorno e si prepara al primo vero momento di crescita, da cucciolino a bambino.


Anche per lui un anno duro, un cambio scuola, compagni, routine, visi amici.
Lui, così delicato d'animo, ha affrontato tutto come un leone, mangiando la vita giorno dopo giorno, così come veniva, con alti e bassi, con le difficoltà di inserirsi in un gruppo solido.
L'amore delle suore e la bravura della maestra lo hanno accompagnato in questo percorso che è stato per lui un momento di crescita e conoscenza personale.

In questa scuola si è trovato benissimo, non vuole mancare un giorno, giorni fatti di prove di canto, di giochi, di lavori, di ore di motoria, di un corso di inglese con tanto di spettacolo finale, di una recita emozionante, di accoglienza, di sorrisi e di educazione, tanta educazione.
Sono veramente soddisfatta del modo di crescere i bambini di questa scuola, dei principi che spingono ogni giorno le maestre a dare un pezzetto di sé a piccoli futuri uomini e donne, del clima che si respira. Quando lui è a scuola io sono veramente ma veramente tranquilla, di qualunque problema si può parlare senza essere etichettati, emarginati, giudicati.

Il saluto del mattino con ogni genitore è sincero, segno primo di un'educazione e di rispetto reciproco, senza incappare nell'errore di considerarsi tutti amici solo perché genitori di figlioli nella stessa classe; c'è comunque una parola in più con molti, sorrisi complici perché siamo tutti nella stessa barca seppur ciascuna famiglia unica e diversa.

E se questo cammino termina con uno, probabilmente inizierà a settembre con un altro; non ho mai pensato avrei mandato mio figlio da anticipatario, mi sembrava 'scorretto' per lui, ma questa scuola ha una marcia in più e sono sicura lui sarà pronto a ricevere tutto ciò che essa potrà dargli, anche con questo anno in più tra i piedi.

Bello, belli, veramente belli questi 3 anni di scuola dell'infanzia, dove ho visto tutte le fragilità del mio secondogenito e tutta la sua potenza e grandezza nel far fronte ai suoi limiti e superarli; fossi capace io della metà di cui è capace lui sarebbe una gran cosa.